Un esordio da paura (1a parte)
Disclaimer: Il titolo del post non si riferisce al regista del film di cui parlerò, ma al fatto che questo è il primo post su questo blog
Disclaimer 2 (sembra il nome di un gruppo indie rock o il sequel di un film): ciò che vi accingete a leggere sarà inevitabilmente uno SPOILERONE unico, a parte il prologo. Alcuni mi dicono "chi se ne frega, è un film famosissimo di quasi 50 anni fa, l'allerta spoiler fa ridere"; invece a me non fa ridere per niente e penso che qualcuno potrebbe non averlo ancora visto. Invito quindi i vulnerabili allo spoiler ad andare a cercarlo, guardarlo e poi tornare qui a leggere.
Sì, ma quale film? Signore e signori oggi vi parlerò di:
PROFONDO ROSSO
Ovvero come uno spot su Canale 5 mi spinse a scoprire un gran bel lavoro cinematografico.
Prologo fondamentale
Lo so, mi sembra di sentirvi: "ha scritto che è nato nel '74 e il film è del '75, c'è qualcosa sotto..."; "cosa c'entra con il periodo a cui fa riferimento questo blog, non mi torna..."; "aveva un anno, non poteva andare al cine e comunque non potrebbe ricordarselo, non mi convince...".
Tutto vero, a parte le idee di complotto, ma il seme che ha fatto germinare dentro di me la curiosità poi covata per tanti anni nei confronti di questo film venne gettato subito dopo lo squillante "sblindorindo-rindon-din-DON!" che apriva e chiudeva i blocchi pubblicitari di Canale 5. Era il 1984 ed io ero sul lettone dei miei in preda a un febbrone da influenza e da cavallo mentre mi godevo chissà quale film in prima serata, quand'ecco che dopo il succitato jingle con lo sfondo del biscione visconteo, stilizzato e adattato by Silvio, apparve una spaventosa sequenza: un pupazzo meccanico che camminava con orribili movenze innaturali verso la macchina da presa e che veniva colpito da una lama che ne faceva a pezzi la faccia dai connotati allucinati e di sicuro non rassicuranti con il sottofondo del tema del film.
Mani sugli occhi, subito! Le orecchie intanto continuavano a sentire la voce ormai leggendaria di Mario Silvestri che scandiva il nome del film, la data e l'ora della messa in onda.
Intanto nella mia mente la paura cercava di associare la faccia di quel pupazzo a qualcosa di già visto e chi lo sa, di rassicurante. Mi vennero in mente i pupazzi della sigla di "TG l'una" che ballavano sulle note di Richard Clayderman: in effetti ci assomigliavano, ma ciò non bastò a tranquillizzarmi. Ormai nella mia testa quello era un bambolotto assassino che poteva saltare fuori da ogni angolo, specialmente di notte e specialmente quando andavo al piano di sopra, di sera, da solo, per prendere qualcosa in camera. Dopo 10 minuti avevo già capito tutto: "Profondo Rosso" era un film che parlava di un bambolotto che andava ad accoltellare le persone. Ecco di cosa parlava il film, non poteva che essere così, mi suggeriva il mio cervello. Enorme spavento, ma anche enorme curiosità.
In realtà la storia del bambolotto aveva risvegliato in me un trauma di qualche anno prima, un "demone del mondo antico" che durante quei pochi istanti era saltato fuori dalle profondità della mia memoria grazie alla picconata ivi inferta dal suo amico "bambolotto di Profondo Rosso": mi sto riferendo alla "Trilogia del terrore" di Dan Curtis di cui vi parlerò in un altro post.
La curiosità, dicevo, diventò avvampante. Urgeva al più presto una riunione con Betta e Davide, i migliori amici miei e di mia sorella, con i quali trascorrevamo tutte le domeniche inventandoci giochi in giardino e soprattutto storie di paura verso sera.
Anche loro avevano visto lo spot e Davide, il più grande della combriccola, dichiarò che l'avrebbe guardato con suo padre. Ammirazione totale mista a una specie di invidia/compassione: lui avrebbe guardato in faccia il bambolotto assassino, beato/povero lui.
Nessuna tentazione di sbirciate fugaci e emozioni sbocconcellate a suon di telecomando e mani sugli occhi la sera della programmazione, eravamo fuori a cena e nessuna tv era a portata di mano. Non restava che attendere la domenica per il pauroso resoconto di Davide...
"Ah! Ah! Ah!", questo fu l'incipit dello spasmodicamente atteso "dossier bambolotto di Profondo Rosso". Ebbene sì, Davide esordì con una risata. Di quelle di chi non ci ha capito molto del film o che comunque non l'ha trovato così emozionante e che quindi, in realtà, non sa bene cosa ti dovrebbe raccontare di così illuminante. "Ma il bambolotto? Perchè uccide? Ma parla anche? Fa dei versi?", io lo spronavo, gli davo le imbeccate, ma lui continuava a ripetere "Ma no, il bambolotto non c'entra niente, o meglio, c'entra, ma solo trenta secondi". Il mio cervello a quel punto era così incancrenito su quell'idea di trama che mi ero fatto, che le mie orecchie si tappavano automaticamente alle sue parole mentre continuavo a tempestarlo di domande, tornando con mille giri di parole sull'argomento mentre lui cercava di parlare di altro e di organizzare una partita a Cluedo.
Alla fine per farmi stare zitto mi disse che aveva una sorpresa per me.
(continua)
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